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Direzione04/09/263 min

Fractional CMO: cos’è davvero (e le due domande che contano più della definizione)

Il termine si sta usando per tutto: un consulente part-time, un’agenzia con un nome nuovo, un manager preso in prestito. Cos’è davvero, e le due domande che decidono se ti serve.

Fractional CMO: cos’è davvero (e le due domande che contano più della definizione)

Negli ultimi mesi mi capita sempre più spesso: qualcuno arriva a una call e mi dice «cerco un fractional CMO» senza sapere bene cosa sta chiedendo. Ha letto il termine da qualche parte, gli è piaciuto, e lo usa come sinonimo di “qualcuno che mi dia una mano col marketing senza assumere”.

Il problema è che così il termine non vuol dire niente. E quando un termine non vuol dire niente, si finisce per comprare la cosa sbagliata con l’etichetta giusta.

Provo a mettere ordine, ma non mi fermo alla definizione: quella, da sola, non ti dice se ti serve.

Cos’è, tolto il marketing del marketing

Fractional CMO significa che qualcuno fa il lavoro di direttore marketing — non lo consiglia da fuori, lo dirige — ma per una frazione del suo tempo, non a tempo pieno.

La parola chiave non è “fractional”. È direttore. Un direttore marketing prende decisioni: dove va il budget, quale canale si chiude, chi viene assunto, cosa dire quando i numeri del trimestre non tornano. Le prende e ne risponde.

Questo lo distingue da altre due figure con cui viene confuso in continuazione.

Non è un consulente. Un consulente ti dà un parere e se ne va. Un fractional CMO resta abbastanza a lungo — mesi, non ore — da vedere se la decisione ha funzionato, e da correggerla se non ha funzionato. La differenza è la responsabilità continuativa, non la qualità del consiglio.

Non è un’agenzia con un titolo nuovo. Un’agenzia esegue quello che le chiedi — campagne, sito, contenuti — e lo fa bene se sa il suo mestiere. Ma di solito non ha né il mandato né l’interesse a dirti di smettere di fare qualcosa che le state pagando per fare. Un fractional CMO sì: è la sua funzione, e se non la esercita mai, non sta facendo questo lavoro.

Primo piano sulla lampada del faro accesa in verde lime

Le due domande che contano più della definizione

Sapere cos’è non basta a capire se ti serve. Contano due domande, e la prima elimina più della metà dei casi.

Prima: in azienda, oggi, chi prende le decisioni di marketing?

Se la risposta è “io, ma non ho tempo” o “un po’ io, un po’ l’agenzia, un po’ si decide in riunione”, il problema non è l’esecuzione. È che nessuno ha il mandato chiaro di decidere, e quel vuoto si riempie di attività invece che di scelte. Qui un fractional CMO risolve qualcosa di reale.

Se invece la risposta è “io, e va bene così, mi manca solo chi esegue”, non ti serve un direttore. Ti serve un fornitore più bravo. Comprare direzione quando il problema è esecuzione costa di più e non tocca il problema vero.

Seconda: il budget marketing regge lo stipendio di un dirigente, anche parziale?

Un fractional CMO costa una frazione di un CMO full-time, ma resta una frazione di un costo alto — non è un servizio entry-level. Sotto una certa soglia di spesa marketing, il rapporto tra quello che paghi e quello che un direttore può effettivamente muovere non regge: non c’è abbastanza budget da dirigere perché la direzione faccia la differenza.

Se il budget è ancora piccolo, il primo passo giusto è quasi sempre un audit una tantum — capire dove sei e cosa fare per primo — non un impegno continuativo.

La regola in una riga

Ti serve una direzione esterna quando hai budget da dirigere e nessuno con il mandato di dirigerlo. Ti serve un’agenzia quando la direzione c’è già e manca chi esegue. Sono domande diverse, e vale la pena rispondersi prima di cercare il nome giusto sul mercato.


Se non sei sicuro da che parte stai, è la prima cosa che guardiamo in una sessione. Raccontami il tuo caso.

Daniele Gilio

Autore

Daniele Gilio

Consulenza marketing per imprenditori e direttori marketing. Torino.

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